Le basi dell'ispirazione

Mi è sempre piaciuto realizzare gioielli.

Imprimere un'idea nella materia, renderla palpabile, visibile, concreta. 

Un'idea non necessariamente frutto della mente raziocinante quanto piuttosto dell'intuito.

Qualcosa che mi giunge, ignoto, che non so spiegare, attraverso una forma che mi appare improvvisamente e altrettanto scompare.

Non ho bisogno di concentrarmi. Arrivano. 

Libero la mente e arrivano, a decine, centinaia, un esercito di forme: anelli, bracciali, collane, sono lì, si presentano senza tanti convenevoli. 

Pesco nel vortice di forme e ne fisso una, così come appare, rapidamente,  veloce veloce, modellando la materia che dispongo, prima che ritorni nel vortice e scompaia.

E' così che nascono i miei gioielli. E una volta impressi nella materia, li osservo. Non mi sono apparsi a caso. Perché quella forma?

Perchè quei vuoti e quei pieni, le curve e gli angoli, l'alternarsi di superfici lisce o rugose, perché mi appaiono così? Perchè li ho fatti così? 

E se la loro forma mi stesse suggerendo qualcosa. Se contenessero un messaggio?  Piuttosto intrigante la faccenda non trovate?

Sembra paradossale ma la loro creazione non sarebbe quindi il frutto di un mio lavoro espressivo che si evolve attraverso una fase progettuale e seguendone i dettami attraversa la fase di realizzazione approdando quindi all'inevitabile presentazione. No. 

Non sono IO che mi esprimo attraverso di Loro  bensì il contrario! 

Sono Loro che mi stanno usando da tramite per comunicare qualcosa. Lo ripeto, piuttosto intrigante la faccenda non trovate?

Ma ammesso per un secondo che tutto ciò abbia un connessione con la realtà (e non frutto di serate di bagordi orkeschi), la domanda che sorge spontanea è: cosa mi vogliono dire? 

E ancora: per chi è il messaggio? 

E se mi dicessero come sono io? Se mi stessero descrivendo i più intimi recessi del mio Essere? Non possiedo risposta. Almeno per ora.

Che i miei gioielli non abbiano uno studio progettuale, canonizzato dalla teoria orafa, acquisisce un titolo di merito.

Rappresentano un tassello materizzato del mio mosaico interiore in continua evoluzione e del quale mi sfugge la visione d’insieme, ma che è interessante esplorare. 

Ok, Dopo voli pindarici ritorno sulla terra.

Uso per i miei gioielli soprattutto metalli. Metalli non nobili come ottone, rame, bronzo, spesso ricavati da materiali di riciclo come pezzi di vecchie grondaie o dadi in disuso.

Li accompagno con materiali più pregiati come pietre dure o perle.

Queste ultime in particolare garantiscono un apporto di luce fantastico. Donano luminosità al gioiello, lo rendono gradevole, prezioso, bello da indossarsi.

The base of inspiration

I’ve always loved creating jewels.

Embed an idea into substance. Make it palpable, visible, tangible... Not necessarily an idea of the rational mind, but rather of the intuition.

Something that comes to me, unknown, that I cannot explain, through a shape that suddenly appears and disappears again.I don’t need to concentrate. They come.

I empty my mind and they arrive, tens, hundreds, an army of shapes: rings, bracelets, necklaces, they are there and present themselves with no pleasantries... I fish in the vortex of shapes and I stare at one, as it appears, abruptly, fast, fast, modelling the substance I have, before it comes back into the vortex and disappears.

This is how my jewels are born. And once they are embedded into substance, I observe them. They didn't appear by chance. Why that shape? Why the full and the empty, the curves and the angles, the smooth or wrinkled surfaces, why do they appear to me that way? Why have I made them that way? What if their shape was suggesting me something? What if they hid a message? What if they told me how I am? If they were describing the most intimate recesses of my Being?

Quite intriguing, don’t you think? It might seem a paradox, but their creation isn’t the outcome of my expressive work, which evolves through a design phase, and follows its order in the realization phase, landing to the inevitable presentation. No.

It isn’t I who express myself through them, it is the opposite! They are the ones using me as a path to communicate something. I repeat it, quite intriguing, this matter, don’t you think? But supposing for a moment that all of this has a connection with reality (and isn’t just the result of partying too hard), a question rises spontaneously: what do they want to tell me? And also: who is the message for?

What if they were telling me who I am? If they were describing the most intimate recess of my Being? I don’t possess the answer. For now, at least.

The fact that my jewels don’t have a design study, canonised by the goldsmith tradition, acquires value. My jewels represent a physical tile of my inner mosaic which is continuously evolving, whose overview slips away, but it is interesting to explore. All right, after this pindaric flight I’ll come back to earth.

For my jewels I mainly use metals. Not noble metals such as brass, copper, bronze, often extracted from recovery materials like old drainpipes or disused dices. I match them with more precious materials as hard stones or pearls. These last ones in particular grant a fantastic injection of light. They give brightness to the jewel, they make it pleasant, precious, beautiful to wear.

Il valore Bioenergetico

Esprime il grado di “vitalita” di un organismo.

Si misura in gradi Bovis. Il suo valore normale per un essere umano in salute è compreso tra 6500 e 10000.

Anche gli oggetti possiedono un valore bioenergetico pur non essendo viventi.

Tutte le cose che indossiamo e con cui veniamo a contatto possono influire sul nostro grado di “vitalità” diminuendolo o aumentandolo.

Se il loro valore è alto aumenteranno la “vitalità” di chi li indossa.

Io testo tutti i gioielli che realizzo e propongo solo quelli con un valore minimo di 6500 Bovis.

The bioenergetic value

It expresses the degree of "vitality" of an organism. It is measured in Bovis degrees. Its normal value for a healthy human being is between 6.500 and 10.000 Bovis degrees.

Objects also have a bioenergetic value even though they are not living beings. All the things we wear and come into contact with can affect our degree of vitality by decreasing or increasing the bioenergetic value. If their value is high, the vitality of the person who wears them will increase. I test all the jewels I create and only propose those with a minimum value of 6.500 Bovis.

Andrea Zanierato

Sono nato a Milano, un mezzogiorno di Ottobre. Era il 1960, l'autunno e l'inverno milanesi coprivano la città di nebbie fitte e piogge variopinte.

La Breda di Sesto San Giovanni ai tempi emetteva dalle ciminiere delle fumate così rosse e dense  che sembrava panna montata! Quindi pioveva rosso.

Mi pareva bella Milano a quei tempi. Certo per la giovane età, quando tutto è nuovo e interessante, ma forse era bella davvero, direi più viva.

Nonostante fossi cittadino ho studiato Agraria. Prima a Treviglio nella Bassa bergamasca, anni di pendolarismo compulsivo e di grandi amicizie. Poi in via Celoria in Città Studi, facoltà ospitata da decenni in casette Liberty che la fanno, ancora oggi, apparire fuori dal tempo.

Non ho fatto il militare, sono obiettore di coscienza, 13 mesi di servizio civile. Mi sembrato tempo speso meglio.

Ho lavorato per molti anni come tecnico agronomo in una multinazionale (lo so, però nessuno è perfetto!) mi sono sposato, due figli che amo.

Separato (nessuno è perfetto!), risposato (nessuno è perfetto!), mi sono trasferito a vivere a Novara.

Qui ho maturato una scelta importante per la mia vita: ho abbandonato il lavoro ed ho iniziato a realizzare gioielli. Si certo dopo un breve corso di tecnica orafa (mica sono nato imparato!)

Qui ho conosciuto il mio Maestro Davide Depaoli  scultore e orafo che come le oche di Lorenz mi donato il suo imprinting. Uno stile pulito lineare di lamiere dalle forme geometriche piegate e incastrate non rifinite a specchio. Mi è piaciuto subito. Ho fatto mio il suo stile (spero che il Maestro non se ne dolga....).

Oggi lavoro soprattutto bronzo e oricalco (l'antico nome dell'ottone) sia in filo che in lastra. Non eseguo disegni preliminari e realizzo d'impulso.

Cerco di realizzare monili dalle forme essenziali che richiedano poco materiale e  tempo per la realizzazione, la cui  forma risulti evocativa, deve trasmettere qualcosa a chi lo indossa, deve accennare con pochi tratti a grandi misteri. ..

Io credo di essere nato per questo.  Fin da ragazzo possedevo la capacità di creare molteplici forme di monili partendo dai  pochi elementi disponibili. Poi li mettevo dentro una cassetta da vino foderata di velluto nero, inforcavo la bici e via verso una festa, una fiera, un concerto a proporli per strada.

Andrea Zanierato

I was born in Milano, an October day at 12 o’ clock. It was 1960, a Milanese autumn and winter covered the city with a thick mist and a colorful rain. The ‘Breda’ of Sesto San Giovanni, at that time, emitted from the chimneys a smoke so red and thick that it looked like whipped cream! So it was raining red. I thought Milano was beautiful, in those days. Surely because of the young age, when everything is new and interesting, but maybe it was beautiful fore real. I would say: more alive.

Although I was living in the city, I studied Agrarian sciences. At first in Treviglio, in the Lower Bergamo area: years of compulsive commuting and great friendships. Then in via Celoria, Città Studi, a department hosted for decades in little Liberty houses which make it look like it was out of time, even today.

I did not do military service, I'm a conscientious objector: 13 months of civil service. It seemed a better way to spend time. I worked for many years as an agronomist technician in a multinational corporation (I know, but nobody is perfect!). I got married, two children I love. Separated (nobody is perfect!). Remarried (nobody is perfect!). I moved to Novara. Here I matured an important choice for my life: I gave up my job and started making jewelry. Of course, after a short course in goldsmithing (I wasn’t born ‘learned’!) Here I met my Mentor Davide Depaoli, a sculptor and goldsmith who, like the geese of Lorenz, gave me his imprint. A clean and linear style of metal sheets with bent and embedded geometric shapes, not finished in mirror. I immediately liked. I made his style mine (I hope this doesn’t bother my Mentor).

Today I work mainly bronze and oricalco (the ancient name of brass) both in wire and in slab. I do not design preliminary drawings and I realize jewels following an impulse. I try to make jewelry with essential shapes that require little material and time for the realization, whose shapes are evocative, that must transmit something, suggest great mysteries with a few lines. I believe I was born for this. Since I was young, I had the ability to create multiple forms of jewelry starting from the few available elements. Then I would put them in a wine box, with black velvet. I would get on my bike on and take off to a party, a fair, a concert to offer them on the street.